Il Razzismo "alla dritta" della Lega
Negli articoli apparsi sulla stampa locale nelle ultime settimane la Lega Nord, per voce del suo consigliere più guerrigliero (tale Parenti), annunciava battaglia sulle “ingiustizie e discriminazioni” nei criteri di assegnazione dei punti per la graduatoria di accesso agli asili e scuole comunali d’infanzia.
Lo stesso Parenti, poi, ha invitato tutta la cittadinanza a partecipare alla commissione, che ho l’onore di presiedere, che si è svolta martedì 27, dove la lega avrebbe dovuto “smascherare lo scandalo”. Durante la commissione, in realtà, il consigliere Parenti ha ribadito che la proposta della Lega mira a semplificare, togliendo il punteggio secondario (quello della rete parentale del bambino, cioè della presenza o meno dei nonni), e togliere alcune “discriminazioni e ingiustizie” come il punteggio per il disagio linguistico per chi parla una lingua diversa dalla nostra e risiede in Italia da meno di 5 anni.
Da presidente della commissione non ho l’opportunità di intervenire e quindi vorrei aggiungere al dibattito alcune considerazioni, riprendendo alcuni concetti espressi dai colleghi del PD Cigarini, Venturini, Campioli, Vecchi che sono intervenuti in commissione. La ratio dei criteri di accesso è la centralità del bambino come portatore del diritto fondamentale all’istruzione: la Lega non riesce a mettersi nei panni del bambino, che quando nasce non sceglie dove nascere, se avere i nonni, se essere in un paese dove si parla una lingua diversa da quella dei suoi genitori, se essere figlio di un precario o di un cassaintegrato, né si sceglie il colore della pelle o la religione dei genitori. La Lega capisca che queste “colpe” il bambino non ce le ha!
Ecco quindi che il reddito non è più un criterio di accesso ma solo un criterio per la determinazione della rata. Ecco che, quando si attribuisce il punteggio per il disagio linguistico, si pensa al bambino per dargli l’opportunità di integrarsi meglio imparando la lingua andando a scuola, visto che in casa probabilmente si parla ancora la lingua d’origine, essendo la famiglia residente nel nostro paese da poco tempo. Ecco che quando si attribuisce un punteggio in più al bambino senza i nonni, lo si fa per dargli qualche possibilità in più rispetto al bambino che ha la fortuna di poter essere accudito dai propri nonni, se in salute e conviventi, e non perché si vuol fare “razzismo al contrario” come sostiene la Lega, banalizzando e adducendo che il criterio è studiato per favorire gli stranieri, quasi lascino i nonni a casa apposta per avere più punti all’asilo.
Non esiste il “razzismo al contrario”, a meno che non si giustifichi l’esistenza del razzismo “alla dritta”. Noi siamo contro ogni forma di razzismo, come amministratori pensiamo di dover rendere conto a cittadini ed individui. I criteri per l’accesso ai nidi e alle scuole d’infanzia del nostro comune sono il frutto di un percorso lungo nella storia, in continua evoluzione ed aggiornamento ai cambiamenti sociali (non ultima la crisi), percorso che ha visto nella partecipazione dei genitori nella gestione ed individuazione delle politiche scolastiche il fiore all’occhiello della realtà reggiana, per la quale siamo invidiati e studiati da tutto il mondo.
Prima di sputare nel piatto dove mangiamo, urlando allo scandalo quando lo scandalo non c’è, dovremmo avere l’umiltà di saperci mettere nei panni degli altri (dei bambini in questo caso) e il rispetto per l’esperienza e il lavoro altrui, lavoro serio e studiato di un’Istituzione, quella dei nidi e delle scuole d’infanzia del Comune di Reggio.
Andrea Capelli – Gruppo PD
Presidente Commissione Scuola, Cultura, Università, Sport e Tempo Libero – Comune di Reggio Emilia








